STUDIO LEGALE CARACCI  

Avv. Gianni Caracci

Avv. Vituccia Catania

Penale-Civile-Amministrativo

Via Vittorio Emanuele 24, 91028 Partanna Tp

Tel e Fax 092487971 Cell. 3284274652

 


La massima

 

Codice della strada – applicazione – cortile interno ad un caseggiato – limiti.

 

Poichè un cortile interno ad un caseggiato è da presumere di  proprietà privata, le condotte ivi poste sono sanzionabili dal codice della strada solo ove vi sia la prova rigorosa che esso sia divenuto di uso pubblico, il che può essere avvenuto mediante  atto di cessione da parte dei proprietari,  o per atto espropriativo della pubblica amministrazione ovvero per usucapione, essendo insufficiente la semplice previsione programmatica di uno strumento urbanistico.

 

 

Verbali di violazioni amministrative - imprecisa indicazione della norma violata – descrizione della concreta fattispecie – conseguenze – legittimità del verbale

 

Ove un verbale di contestazione di illecito  amministrativo indichi in modo impreciso la norma violata, non sussiste alcuna menomazione del diritto di difesa del trasgressore allorchè la condotta sanzionata sia comunque descritta in modo esaurientemente chiaro.

 

  Il commento

La sentenza offre un’interpretazione rigorosa ma logica delle condizioni di applicabilità del codice della strada, con particolare riferimento alla prescrizione di cui all’art. 2, che dichiara il predetto codice applicabile unicamente a strade pubbliche o ad uso pubblico.

Prendendo spunto da una copiosa giurisprudenza di legittimità in materia di pubblico passaggio, il Giudice di Pace ha identificato in senso civilistico il concetto di “uso”, giungendo alla conclusione che, ove manchi la prova che un’area sia di uso pubblico, il codice della strada sia inapplicabile.

A tale situazione può derogare, conformemente alla disciplina in materia di diritti reali, la sola ipotesi in cui si sia verificata l’usucapione dell’uso pubblico, il che può avvenire quando il passaggio indistinto della collettività “uti cives” si sia protratto per un periodo ininterrotto di almeno venti anni.

In mancanza di ciò, è del tutto insufficiente la semplice previsione urbanistica (nell’ipotesi, tramite piano di risanamento), di detto uso, ove essa non si sia tradotta in uno stato di diritto (espropriazione) o di fatto (utilizzo ultraventennale dell’area da parte della collettività), incontrovertibilmente sintomatici dell’uso pubblico.

La sentenza si occupa inoltre del rapporto tra norma contestata e descrizione della condotta.

Ove vi sia divergenza, il Giudice ha ritenuto egualmente legittimo il verbale, dando la prevalenza all’esattezza della descrizione della condotta, da cui è possibile trarre elementi utili alla difesa del trasgressore.

L’enunciazione, in sè condivisibile, andrebbe però integrata dal principio, mutuato dal sistema penale, cui del resto si ispira la L. n. 689/81, secondo cui, in tali casi, il Giudice dovrebbe concedere un termine a difesa al trasgressore, anche al fine di valutare le sanzioni scaturenti dalla nuova contestazione e potere contraddire, se del caso con motivi di impugnazione nuovi.

 (avv. Gianni Caracci)

 

 

 

La sentenza

(Giudice di Pace di Partanna n. 54/2002)

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE DI PARTANNA

Il Giudice di Pace di Partanna avv. Francesco CANNIA,  ha emesso la seguente

SENTENZA

Nella causa civile n° 235/2001 R. G. A. C. promossa

DA

C. G. residente a Partanna, ivi elettivamente domiciliato nella via Vittorio Emanuele n.31 presso lo studio dell’avv. Gianni Caracci, che lo rappresenta e difende per procura a margine del ricorso

RICORRENTE

CONTRO

COMUNE DI PARTANNA Comando Polizia Municipale - in persona del Sindaco pro tempore, domiciliato per la carica presso la sede Municipale

RESISTENTE

avente ad oggetto: opposizione al verbale n.3227 elevato dal Comando Polizia Municipale di Partanna il 13/11/2001 con il quale veniva richiesto il pagamento in misura ridotta di £.254.030 per la violazione dell’art.20/1-4 C.d.S. e il ripristino dello stato dei luoghi.

Conclusioni:

Per il ricorrente:

Voglia il Giudice di Pace

Annullare il verbale impugnato per difetto dei presupposti di fatto, non avendo il ricorrente posto in essere alcuna violazione del Codice della Strada, con ogni conseguente statuizione.

Per il resistente:

Voglia il Giudice di Pace

Rigettare l’opposizione al verbale e condannare il ricorrente al pagamento delle sanzioni di legge.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso depositato in Cancelleria il 11/12/2001, C. G. ha proposto opposizione contro il verbale n. 3227 elevato il 13/11/2001 dal Comando Polizia Municipale del Comune di Partanna con il quale gli veniva contestata la violazione dell’art.20/1-4 e comminata la sanzione amministrativa del pagamento della somma di £.254.030 oltre a quella accessoria del ripristino dello stato dei luoghi, e ne chiedeva l’annullamento per mancata corrispondenza della norma che si assumeva violata “occupazione della sede stradale” prevista dall’art.20-1 con la condotta effettivamente posta in essere dal trasgressore “occupazione del marciapiede retrostante l’abitazione con vasi di piante e fiori di vario genere”, - prevista dall’art. 20/3° co. e sanzionata dal successivo 4° co.. Faceva altresì rilevare che anche se fosse stato formalmente contestato il co.3 dell’art. 20 C.d.S., il verbale sarebbe stato egualmente illegittimo in quanto “la strada” oltre ad avere rilevanza storica, era rappresentata da un cortile e, come tale, non destinata alla pubblica circolazione veicolare, per cui il contiguo marciapiede era assoggettabile ad occupazione anche senza autorizzazione comunale in quanto non di uso pubblico, ma privato.

In data 8/2/2002 il Comando di Polizia Municipale depositava la documentazione di cui all’art.23 L.689/81, nonché controdeduzioni con le quali veniva sottolineata la correttezza della ipotizzata violazione dell’art. 20/1-4 C.d.S. in quanto il marciapiede occupato abusivamente è da considerare parte integrante della strada – anche se esterna alla carreggiata – ai sensi dell’art.3 co. 1 n.33 del C.d.S.. Veniva inoltre precisato che il luogo oggetto della abusiva occupazione doveva essere considerato “strada” ai sensi dell’art.2 C.d.S., trattandosi di area di uso pubblico, sia pure senza uscita, destinata al transito degli autoveicoli, quanto meno di proprietà di coloro che abitano sul posto.

Concludeva chiedendo il rigetto dell’opposizione.

Acquisita la documentazione in atti e precisate le conclusioni, all’udienza del 23/3/2002 la causa è stata discussa e decisa come da dispositivo letto in pubblica udienza.

MOTIVI DELLA DECISIONE

L’opposizione è fondata e deve essere accolta.

Va preliminarmente osservato che nessun contrasto di corrispondenza sussiste tra fatto contestato e norma violata. L’art. 20 C.d.S. regola in generale la occupazione della sede stradale che comprende, oltre le carreggiate, le fasce di rispetto e le banchine, ponendo divieti assoluti di occupazione sulle strade statali di tipo A), B), C), e D) ovvero consentendone la occupazione, a determinate condizioni, sulle strade statali di tipo E) ed F). Il comma terzo invece regola la occupazione delle strade nei centri abitati, dove rimangono fermi i divieti e limitazioni dei commi 1 e 2 e, con riferimento ai marciapiedi, che delle strade urbane fanno parte integrante, sancisce che la loro occupazione può essere autorizzata a determinate condizioni, con installazioni fisse o mobili.

Orbene il fatto che nel verbale sia stato indicato come norma violata l’art.20 comma primo, anzicchè l’art.20 comma terzo non cambia la sostanza della violazione se è vero, come è vero, che il fatto descritto nel verbale “occupazione di marciapiede” fa chiaro riferimento all’art.20 comma 3 del C.d.S., la cui violazione è sanzionata, al pari del comma 1, dal Co. 4 dello stesso articolo 20 C.d.S..

Né il riferimento all’una anzicchè all’altra ipotesi ha menomato il diritto di difesa il cui esame ha investito tutta la problematica scaturente dalla interpretazione dell’art.20 C.d.S.

Passando all’esame sul merito, ritiene il decidente che lo spazio su cui insiste il marciapiede, oggetto della abusiva occupazione, sia da qualificare di uso privato, con la conseguenza che la sua occupazione con vasi di fiori non sia soggetta ad autorizzazione comunale non essendo il Comune proprietario del cortile.

Infatti il cortile interno ad un caseggiato è di proprietà privata. Esso può divenire di uso pubblico o con atto di cessione da parte dei proprietari o con atto espropriativo della pubblica amministrazione ovvero per usucapione.

Dalla documentazione in atti non risultano essersi verificate le prime due ipotesi, mentre per la terza non è trascorso il termine necessario per usucapire.

Infatti, pur avendo il Comune di Partanna programmato nel 1974 il risanamento di tutta la zona in cui è ubicato il cortile, tale progetto ha avuto pratica attuazione solo nel 1995, epoca in cui il cortile è stato lastricato e fornito di marciapiede. Dunque è da tale ultima data e non da quella della programmazione che deve farsi decorrere il ventennio necessario per l’usucapione, non essendo sufficiente ai fini della trasformazione da uso privato ad uso pubblico la mera utilizzazione da parte di soggetti, ancorchè diversi dai proprietari, secondo modalità di comportamento uti singuli (Cass. Sez. II°, 24/03/1993 n. 3525 – Cass. Sez. II° 29/8/1998 n. 8619).

Per i motivi sopra esposti, il decidente ritiene illegittima la contravvenzione per mancanza dei presupposti di legge, e in accoglimento dell’opposizione annulla il verbale dei Vigili Urbani di Partanna del 13/11/2001.

Dichiara compensate tra le parti le spese del giudizio, sussistendo giusti motivi.

P.Q.M.

Il Giudice di Pace di Partanna, definitivamente pronunciando sulla opposizione proposta da C. G. contro il Comune di Partanna con ricorso depositato il 11/12/2001, annulla il verbale di contravvenzione n. 3227, elevato dalla Polizia Municipale di Partanna il 13/11/2001.

Dichiara compensate tra le parti le spese del giudizio, sussistendo giusti motivi.

Così deciso nell’ufficio del Giudice di Pace di Partanna il 20/04/2002.

   IL CANCELLIERE                                     IL GIUDICE DI PACE

                                                                          (Avv. Francesco CANNIA)

 

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